Italy – Costituzione

L’Assemblea Costituente, che approvò la Costitu- zione entrata in vigore il 1o gennaio 1948, era stata eletta il 2 giugno 1946. Tale Assemblea era stata pre- vista dal decreto-legge luogotenenziale 25 giugno 1944, n. 151, convertito in legge per effetto della Xv disposi- zione transitoria della Costituzione.

Col decreto legislativo luogotenenziale 10 marzo 1946, n. 74, venivano emanate le norme per la elezione dei deputati all’Assemblea Costituente. Successivamente il decreto legislativo luogotenenziale 16 marzo 1946, n. 98, stabiliva il referendum popolare per la scelta della forma istituzionale dello Stato, da tenersi contem- poraneamente alle elezioni per l’Assemblea Costituente (2 giugno 1946).

Nel citato decreto n. 151 del 1944 fu stabilito che l’Assemblea fosse sciolta di diritto il giorno dell’entrata in vigore della nuova Costituzione e comunque non oltre l’ottavo mese dalla sua prima riunione. Detto ter- mine fu prorogato prima al 24 giugno 1947 (L. cost. 21 febbraio 1947, n. 1) e successivamente non oltre il 31 dicembre 1947 (L. cost. 17 giugno 1947, n. 2).

Constituzione(*) Della Repubblica Italiana

Il Capo Provvisorio Dello Stato Vista la deliberazione dell’Assemblea Costituente,
che nella seduta del 22 dicembre 1947 ha approvato la Costituzione della Repubblica italiana;

(*) Con le modificazioni introdotte con le leggi costituzionali 9 febbraio 1963, n. 2: «Modificazioni agli articoli 56, 57 e 60 della Costituzione» (G.U. n. 40 del 12 febbraio 1963); 27 dicembre 1963, n. 3: «Modificazioni agli articoli 131 e 57 della Costituzione e istituzione della Regione Molise» (G.U. n. 3 del 4 gennaio 1964); 22 novembre 1967, n. 2: «Modificazione dell’articolo 135 della Costituzione e disposizioni sulla Corte costituzionale» (G.U. n. 294 del 25 novembre 1967); 16 gennaio 1989, n. 1: «Modifiche degli articoli 96, 134 e 135 della Costituzione e della legge costituzionale 11 marzo 1953, n. 1, e norme in materia di procedimenti per i reati di cui all’articolo 96 della Costituzione» (G.U. n. 13 del 17 gennaio 1989); 4 novembre 1991, n. 1: «Modifica dell’articolo 88, secondo comma, della Costituzione» (G.U. n. 262 dell’8 novembre 1991); 6 marzo 1992, n. 1: «Revisione dell’articolo 79 della Costituzione in materia di concessione di amnistia e indulto» (G.U. n. 57 del 9 marzo 1992); 29 ottobre 1993, n. 3: «Modifica dell’articolo 68 della Costituzione» (G.U. n. 256 del 30 ottobre 1993); 22 novembre 1999, n. 1: «Disposizioni concernenti l’elezione di- retta del Presidente della Giunta regionale e l’autonomia statutaria delle Regioni» (G.U. n. 299 del 22 dicembre 1999); 23 novembre 1999, n. 2: «Inserimento dei princìpi del giusto processo nell’articolo 111 della Costituzione» (G.U. n. 300 del 23 dicembre 1999); 17 gennaio 2000, n. 1: «Modifica all’articolo 48 della Costituzione concernente l’istituzione della circoscrizione Estero per l’esercizio del diritto di voto dei cittadini italiani residenti all’estero» (G.U. n. 15 del 20 gennaio 2000); 23 gennaio 2001, n. 1: «Modifiche agli articoli 56 e 57 della Costituzione concernenti il numero dei deputati e senatori in rappresentanza degli italiani all’estero» (G.U. n. 19 del 24 gennaio 2001); 18 ottobre 2001, n. 3: «Modifiche al titolo V della parte seconda della Costituzione» (G.U. n. 248 del 24 ottobre 2001); 23 ottobre 2002, n. 1: «Legge costituzionale per la cessazione degli effetti dei commi primo e secondo della Xiii disposizione transitoria e finale della Costituzione» (G.U. n. 252 del 26 ottobre 2002); 30 maggio 2003, n. 1: «Modifica dell’articolo 51 della Costituzione» (G.U. n. 134 del 12 giugno 2003); 2 ottobre 2007, n. 1: «Modifica all’articolo 27 della Costituzione, concernente l’abolizione della pena di morte» (G.U. n. 236 del 10 ottobre 2007).

Nota. – I numeri riportati, nel testo normativo, fra parentesi quadra, indi- cano gli articoli della Costituzione correlati.

Vista la XVIII disposizione finale della Costituzione;
Promulga la Costituzione della Repubblica italiana nel seguente testo:

Principi Fondamentali

Art. 1.

L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.
La sovranità appartiene al popolo, che la eser- cita nelle forme e nei limiti della Costituzione.

Art. 2.

La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo, sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.

Art. 3.

Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale [Xiv] e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso [292, 371, 481, 511, 1177], di razza, di lingua [6], di religione [8, 19], di opinioni po- litiche [22], di condizioni personali e sociali.

È compito della Repubblica rimuovere gli osta- coli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, im- pediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

Art. 4.

La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il di- ritto al lavoro e promuove le condizioni che ren- dano effettivo questo diritto.
Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, una at- tività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società.

Art. 5.

La Repubblica, una e indivisibile, riconosce e promuove le autonomie locali; attua nei servizi che dipendono dallo Stato il più ampio decentra- mento amministrativo [118]; adegua i principi ed i metodi della sua legislazione alle esigenze dell’autonomia e del decentramento [114 e segg., Ix].

Art. 6.

La Repubblica tutela con apposite norme le mi- noranze linguistiche [X].

Art. 7.

Lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani.
I loro rapporti sono regolati dai Patti Latera- nensi. Le modificazioni dei Patti, accettate dalle due parti, non richiedono procedimento di revi- sione costituzionale [138].

Art. 8.

Tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge [19, 20].
Le confessioni religiose diverse dalla cattolica hanno diritto di organizzarsi secondo i propri sta- tuti, in quanto non contrastino con l’ordinamento giuridico italiano.
I loro rapporti con lo Stato sono regolati per legge sulla base di intese con le relative rappre- sentanze.

Art. 9.

La Repubblica promuove lo sviluppo della cul- tura e la ricerca scientifica e tecnica [33, 34].
Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e ar- tistico della Nazione.

Art. 10.

L’ordinamento giuridico italiano si conforma alle norme del diritto internazionale generalmente riconosciute.

La condizione giuridica dello straniero è rego- lata dalla legge in conformità delle norme e dei trattati internazionali.
Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l’effettivo esercizio delle libertà democra- tiche garantite dalla Costituzione italiana, ha di- ritto d’asilo nel territorio della Repubblica, se- condo le condizioni stabilite dalla legge.
Non è ammessa l’estradizione dello straniero per reati politici [26] (1).

Art. 11.

L’Italia ripudia la guerra come strumento di of- fesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; con- sente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordi- namento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.

Art. 12.

La bandiera della Repubblica è il tricolore ita- liano: verde, bianco e rosso, a tre bande verticali di eguali dimensioni.

(1) V. anche la legge costituzionale 21 giugno 1967, n. 1 («Estra- dizione per i delitti di genocidio») (Gazz. Uff. n. 164 del 3 luglio 1967).

Parte I

Diritti E Doveri Dei Cittadini

Titolo I

Rapporti Civili

Art. 13.

La libertà personale è inviolabile.
Non è ammessa forma alcuna di detenzione, di ispezione o perquisizione personale, né qualsiasi altra restrizione della libertà personale, se non per atto motivato dell’autorità giudiziaria [1116, 7] e nei soli casi e modi previsti dalla legge [253].
In casi eccezionali di necessità ed urgenza, indi- cati tassativamente dalla legge, l’autorità di pub- blica sicurezza può adottare provvedimenti prov- visori, che devono essere comunicati entro qua- rantotto ore all’autorità giudiziaria e, se questa non li convalida nelle successive quarantotto ore, si intendono revocati e restano privi di ogni effetto.
È punita ogni violenza fisica e morale sulle per- sone comunque sottoposte a restrizioni di libertà [273].
La legge stabilisce i limiti massimi della carce- razione preventiva.

Art. 14.

Il domicilio è inviolabile.
Non vi si possono eseguire ispezioni o perquisi- zioni o sequestri, se non nei casi e modi stabiliti dalla legge secondo le garanzie prescritte per la tutela della libertà personale [13, 1117].
Gli accertamenti e le ispezioni per motivi di sanità e di incolumità pubblica o a fini economici e fiscali sono regolati da leggi speciali.

Art. 15.

La libertà e la segretezza della corrispondenza e di ogni altra forma di comunicazione sono invio- labili.
La loro limitazione può avvenire soltanto per atto motivato dell’autorità giudiziaria [1116] con le garanzie stabilite dalla legge.

Art. 16.

Ogni cittadino può circolare e soggiornare libe- ramente in qualsiasi parte del territorio nazionale, salvo le limitazioni che la legge stabilisce in via generale per motivi di sanità o di sicurezza. Nes- suna restrizione può essere determinata da ra- gioni politiche [1201, XIII2].
Ogni cittadino è libero di uscire dal territorio della Repubblica e di rientrarvi, salvo gli obblighi di legge [354].

Art. 17.

I cittadini hanno diritto di riunirsi pacifica- mente e senz’armi.
Per le riunioni, anche in luogo aperto al pub- blico, non è richiesto preavviso.
Delle riunioni in luogo pubblico deve essere dato preavviso alle autorità, che possono vietarle soltanto per comprovati motivi di sicurezza o di incolumità pubblica.

Art. 18.

I cittadini hanno diritto di associarsi libera- mente, senza autorizzazione, per fini che non sono vietati ai singoli dalla legge penale [19, 20,
39, 49].
Sono proibite le associazioni segrete e quelle che perseguono, anche indirettamente, scopi poli- tici mediante organizzazioni di carattere militare.

Art. 19.

Tutti hanno diritto di professare liberamente la propria fede religiosa in qualsiasi forma, indivi- duale o associata, di farne propaganda e di eserci- tarne in privato o in pubblico il culto, purché non si tratti di riti contrari al buon costume [8, 20].

Art. 20.

Il carattere ecclesiastico e il fine di religione o di culto d’una associazione od istituzione non

possono essere causa di speciali limitazioni legi- slative, né di speciali gravami fiscali per la sua co- stituzione, capacità giuridica e ogni forma di at- tività [8, 19].

Art. 21.

Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.
La stampa non può essere soggetta ad autoriz- zazioni o censure.
Si può procedere a sequestro soltanto per atto motivato dell’autorità giudiziaria [1116] nel caso di delitti, per i quali la legge sulla stampa espres- samente lo autorizzi, o nel caso di violazione delle norme che la legge stessa prescriva per l’indica- zione dei responsabili.
In tali casi, quando vi sia assoluta urgenza e non sia possibile il tempestivo intervento dell’au- torità giudiziaria, il sequestro della stampa perio- dica può essere eseguito da ufficiali di polizia giu- diziaria, che devono immediatamente, e non mai oltre ventiquattro ore, fare denunzia all’autorità giudiziaria. Se questa non lo convalida nelle ven- tiquattro ore successive, il sequestro s’intende re- vocato e privo d’ogni effetto.
La legge può stabilire, con norme di carattere generale, che siano resi noti i mezzi di finanzia- mento della stampa periodica.
Sono vietate le pubblicazioni a stampa, gli spet- tacoli e tutte le altre manifestazioni contrarie al buon costume. La legge stabilisce provvedimenti adeguati a prevenire e a reprimere le violazioni.

Art. 22.

Nessuno può essere privato, per motivi politici, della capacità giuridica, della cittadinanza, del nome.

Art. 23.

Nessuna prestazione personale o patrimoniale può essere imposta se non in base alla legge.

Art. 24.

Tutti possono agire in giudizio per la tutela dei propri diritti e interessi legittimi [113].
La difesa è diritto inviolabile in ogni stato e grado del procedimento.
Sono assicurati ai non abbienti, con appositi istituti, i mezzi per agire e difendersi davanti ad ogni giurisdizione.
La legge determina le condizioni e i modi per la riparazione degli errori giudiziari.

Art. 25.

Nessuno può essere distolto dal giudice natu- rale precostituito per legge [102].
Nessuno può essere punito se non in forza di una legge che sia entrata in vigore prima del fatto commesso.

Nessuno può essere sottoposto a misure di sicu- rezza se non nei casi previsti dalla legge [132].

Art. 26.

(1)
L’estradizione del cittadino può essere consen- tita soltanto ove sia espressamente prevista dalle convenzioni internazionali.
Non può in alcun caso essere ammessa per reati politici [104].

Art. 27.

La responsabilità penale è personale.

L’imputato non è considerato colpevole sino

alla condanna definitiva.

Le pene non possono consistere in trattamenti

contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato [134].

Non è ammessa la pena di morte (2).

Art. 28.

I funzionari e i dipendenti dello Stato e degli enti pubblici sono direttamente responsabili, se-

(1) V. anche la legge costituzionale 21 giugno 1967, n. 1 («Estra- dizione per i delitti di genocidio») (Gazz. Uff. n. 164 del 3 luglio

1967).

(2) Comma modificato con la legge costituzionale 2 ottobre 2007, n. 1 (Modifica all’articolo 27 della Costituzione, concernente l’aboli- zione della pena di morte) (Gazz. Uff. n. 236 del 10 ottobre 2007)

condo le leggi penali, civili e amministrative, degli atti compiuti in violazione di diritti. In tali casi la responsabilità civile si estende allo Stato e agli enti pubblici [972].

Titolo II

Rapporti Etico-Sociali

Art. 29.

La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio.
Il matrimonio è ordinato sull’eguaglianza mo- rale e giuridica dei coniugi, con i limiti stabiliti dalla legge a garanzia dell’unità familiare.

Art. 30.

È dovere e diritto dei genitori mantenere, istruire ed educare i figli, anche se nati fuori del matrimonio.
Nei casi di incapacità dei genitori, la legge provvede a che siano assolti i loro compiti.
La legge assicura ai figli nati fuori del matri- monio ogni tutela giuridica e sociale, compatibile con i diritti dei membri della famiglia legittima.
La legge detta le norme e i limiti per la ricerca della paternità.

Art. 31.

La Repubblica agevola con misure economiche e altre provvidenze la formazione della famiglia e l’adempimento dei compiti relativi, con partico- lare riguardo alle famiglie numerose.
Protegge la maternità, l’infanzia e la gioventù, favorendo gli istituti necessari a tale scopo [37].

Art. 32.

La Repubblica tutela la salute come fondamen- tale diritto dell’individuo e interesse della collet- tività, e garantisce cure gratuite agli indigenti.
Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana.

Art. 33.

L’arte e la scienza sono libere e libero ne è
l’insegnamento.
La Repubblica detta le norme generali sull’istru- zione ed istituisce scuole statali per tutti gli ordini e gradi.
Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato.
La legge, nel fissare i diritti e gli obblighi delle scuole non statali che chiedono la parità, deve assicurare ad esse piena libertà e ai loro

alunni un trattamento scolastico equipollente a quello degli alunni di scuole statali.
È prescritto un esame di Stato per l’ammissione ai vari ordini e gradi di scuole o per la conclu- sione di essi e per l’abilitazione all’esercizio pro- fessionale.
Le istituzioni di alta cultura, università ed acca- demie, hanno il diritto di darsi ordinamenti auto- nomi nei limiti stabiliti dalle leggi dello Stato.

Art. 34.

La scuola è aperta a tutti.
L’istruzione inferiore, impartita per almeno otto anni, è obbligatoria e gratuita.
I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi.
La Repubblica rende effettivo questo diritto con borse di studio, assegni alle famiglie ed altre provvidenze, che devono essere attribuite per concorso.

Titolo III

Rapporti Economici

Art. 35.

La Repubblica tutela il lavoro in tutte le sue forme ed applicazioni.
Cura la formazione e l’elevazione professionale dei lavoratori.

Promuove e favorisce gli accordi e le organizza- zioni internazionali intesi ad affermare e regolare i diritti del lavoro.
Riconosce la libertà di emigrazione, salvo gli obblighi stabiliti dalla legge nell’interesse gene- rale, e tutela il lavoro italiano all’estero.

Art. 36.

Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione pro- porzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa.
La durata massima della giornata lavorativa è
stabilita dalla legge.
Il lavoratore ha diritto al riposo settimanale e a ferie annuali retribuite, e non può rinunziarvi.

Art. 37.

La donna lavoratrice ha gli stessi diritti e, a parità di lavoro, le stesse retribuzioni che spet- tano al lavoratore [31]. Le condizioni di lavoro de- vono consentire l’adempimento della sua essen- ziale funzione familiare e assicurare alla madre e al bambino una speciale adeguata protezione.
La legge stabilisce il limite minimo di età per il lavoro salariato.
La Repubblica tutela il lavoro dei minori con speciali norme e garantisce ad essi, a parità di la- voro, il diritto alla parità di retribuzione.

Art. 38.

Ogni cittadino inabile al lavoro e sprovvisto dei mezzi necessari per vivere ha diritto al manteni- mento e all’assistenza sociale.
I lavoratori hanno diritto che siano preveduti ed assicurati mezzi adeguati alle loro esigenze di vita in caso di infortunio, malattia, invalidità e vecchiaia, disoccupazione involontaria.
Gli inabili ed i minorati hanno diritto all’educa- zione e all’avviamento professionale.
Ai compiti previsti in questo articolo provve- dono organi ed istituti predisposti o integrati dallo Stato.
L’assistenza privata è libera.

Art. 39.

L’organizzazione sindacale è libera [18].
Ai sindacati non può essere imposto altro ob- bligo se non la loro registrazione presso uffici lo- cali o centrali, secondo le norme di legge.
È condizione per la registrazione che gli statuti dei sindacati sanciscano un ordinamento interno a base democratica.
I sindacati registrati hanno personalità giuri- dica. Possono, rappresentati unitariamente in pro- porzione dei loro iscritti, stipulare contratti collet- tivi di lavoro con efficacia obbligatoria per tutti gli appartenenti alle categorie alle quali il con- tratto si riferisce.

Art. 40.

Il diritto di sciopero si esercita nell’ambito delle leggi che lo regolano.

Art. 41.

L’iniziativa economica privata è libera.
Non può svolgersi in contrasto con l’utilità so- ciale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana.
La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l’attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali [43].

Art. 42.

La proprietà è pubblica o privata. I beni econo- mici appartengono allo Stato, ad enti o a pri- vati.
La proprietà privata è riconosciuta e garantita dalla legge, che ne determina i modi di acquisto, di godimento e i limiti allo scopo di assicurarne la funzione sociale e di renderla accessibile a tutti [44, 472].
La proprietà privata può essere, nei casi preve- duti dalla legge, e salvo indennizzo, espropriata per motivi d’interesse generale.
La legge stabilisce le norme ed i limiti della successione legittima e testamentaria e i diritti dello Stato sulle eredità.

Art. 43.

A fini di utilità generale la legge può riservare originariamente o trasferire, mediante espropria- zione e salvo indennizzo, allo Stato, ad enti pub- blici o a comunità di lavoratori o di utenti deter- minate imprese o categorie di imprese, che si rife- riscano a servizi pubblici essenziali o a fonti di energia o a situazioni di monopolio ed abbiano carattere di preminente interesse generale.

Art. 44.

Al fine di conseguire il razionale sfruttamento del suolo e di stabilire equi rapporti sociali, la legge impone obblighi e vincoli alla proprietà ter- riera privata, fissa limiti alla sua estensione se- condo le regioni e le zone agrarie, promuove ed impone la bonifica delle terre, la trasformazione del latifondo e la ricostituzione delle unità pro- duttive; aiuta la piccola e la media proprietà [422,3].
La legge dispone provvedimenti a favore delle zone montane.

Art. 45.

La Repubblica riconosce la funzione sociale della cooperazione a carattere di mutualità e senza fini di speculazione privata. La legge ne promuove e favorisce l’incremento con i mezzi più idonei e ne assicura, con gli opportuni con- trolli, il carattere e le finalità.

La legge provvede alla tutela e allo sviluppo dell’artigianato.

Art. 46.

Ai fini della elevazione economica e sociale del lavoro e in armonia con le esigenze della produ- zione, la Repubblica riconosce il diritto dei lavo- ratori a collaborare, nei modi e nei limiti stabiliti dalle leggi, alla gestione delle aziende.

Art. 47.

La Repubblica incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme; disciplina, coordina e con- trolla l’esercizio del credito.
Favorisce l’accesso del risparmio popolare alla proprietà dell’abitazione, alla proprietà diretta coltivatrice e al diretto e indiretto investimento azionario nei grandi complessi produttivi del Paese.

Titolo IV

Rapporti Politici

Art. 48.

(1)
Sono elettori tutti i cittadini, uomini e donne, che hanno raggiunto la maggiore età [56, 58, 712,
751,3, 1382, XIII1].
Il voto è personale ed eguale, libero e segreto. Il suo esercizio è dovere civico.
La legge stabilisce requisiti e modalità per l’esercizio del diritto di voto dei cittadini residenti all’estero e ne assicura l’effettività. A tale fine è istituita una circoscrizione Estero per l’elezione delle Camere, alla quale sono assegnati seggi nel numero stabilito da norma costituzionale e se- condo criteri determinati dalla legge.
Il diritto di voto non può essere limitato se non per incapacità civile o per effetto di sentenza pe- nale irrevocabile o nei casi di indegnità morale in- dicati dalla legge [XII2, XIII1].

Art. 49.

Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi libe- ramente in partiti per concorrere con metodo de-

(1) Articolo modificato con la legge costituzionale 17 gennaio

2000, n. 1 («Modifica all’articolo 48 della Costituzione concernente l’istituzione della circoscrizione Estero per l’esercizio del diritto di voto dei cittadini italiani residenti all’estero») (Gazz. Uff. n. 15 del 20 gennaio 2000).

mocratico a determinare la politica nazionale [18,
983, XII1].

Art. 50.

Tutti i cittadini possono rivolgere petizioni alle Camere per chiedere provvedimenti legislativi o esporre comuni necessità.

Art. 51.

(1)
Tutti i cittadini dell’uno o dell’altro sesso pos- sono accedere agli uffici pubblici e alle cariche elettive in condizioni di eguaglianza, secondo i re- quisiti stabiliti dalla legge [563, 582, 841, 973, 1044,
106, 1351,2,6]. A tale fine la Repubblica promuove
con appositi provvedimenti le pari opportunità tra donne e uomini.
La legge può, per l’ammissione ai pubblici uffici e alle cariche elettive, parificare ai cittadini gli italiani non appartenenti alla Repubblica.
Chi è chiamato a funzioni pubbliche elettive ha diritto di disporre del tempo necessario al loro adempimento e di conservare il suo posto di lavoro.

Art. 52.

La difesa della Patria è sacro dovere del citta- dino.

(1) Articolo modificato con la legge costituzionale 30 maggio

2003, n. 1 («Modifica dell’articolo 51 della Costituzione») (Gazz. Uff.

n. 134 del 12 giugno 2003).

Il servizio militare è obbligatorio nei limiti e modi stabiliti dalla legge. Il suo adempimento non pregiudica la posizione di lavoro del citta- dino, né l’esercizio dei diritti politici.
L’ordinamento delle Forze armate si informa allo spirito democratico della Repubblica.

Art. 53.

Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pub- bliche in ragione della loro capacità contributiva.
Il sistema tributario è informato a criteri di progressività [1192].

Art. 54.

Tutti i cittadini hanno il dovere di essere fedeli alla Repubblica e di osservarne la Costituzione e le leggi.
I cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore, prestando giuramento nei casi stabiliti dalla legge.

Parte II

Ordinamento Della Repubblica

Titolo I

Il Parlamento

Sezione I. – Le Camere

Art. 55.

Il Parlamento si compone della Camera dei de- putati e del Senato della Repubblica.
Il Parlamento si riunisce in seduta comune [632, 642,3] dei membri delle due Camere nei soli casi stabiliti dalla Costituzione [83, 902, 91, 1044,
1351,7].

Art. 56.

(1)
La Camera dei deputati è eletta a suffragio uni- versale e diretto.

(1) Articolo modificato con le leggi costituzionali 9 febbraio 1963, n. 2 («Modificazioni agli articoli 56, 57 e 60 della Costituzione») (Gazz. Uff. n. 40 del 12 febbraio 1963) e 23 gennaio 2001, n. 1 («Mo- difiche agli articoli 56 e 57 della Costituzione concernenti il numero dei deputati e senatori in rappresentanza degli italiani all’estero») (Gazz. Uff. n. 19 del 24 gennaio 2001).

Il numero dei deputati è di seicentotrenta, dodici dei quali eletti nella circoscrizione Estero.
Sono eleggibili a deputati tutti gli elettori che nel giorno delle elezioni hanno compiuto i venti- cinque anni di età.
La ripartizione dei seggi tra le circoscrizioni, fatto salvo il numero dei seggi assegnati alla cir- coscrizione Estero, si effettua dividendo il nu- mero degli abitanti della Repubblica, quale risulta dall’ultimo censimento generale della popola- zione, per seicentodiciotto e distribuendo i seggi in proporzione alla popolazione di ogni circoscri- zione, sulla base dei quozienti interi e dei più alti resti.

Art. 57.

(1)
Il Senato della Repubblica è eletto a base regio- nale, salvi i seggi assegnati alla circoscrizione Estero.
Il numero dei senatori elettivi è di trecentoquin- dici, sei dei quali eletti nella circoscrizione Estero.

(1) Articolo modificato con le leggi costituzionali 9 febbraio 1963, n. 2 («Modificazioni agli articoli 56, 57 e 60 della Costituzione») (Gazz. Uff. n. 40 del 12 febbraio 1963), 27 dicembre 1963, n. 3 («Mo- dificazioni agli articoli 131 e 57 della Costituzione e istituzione della Regione Molise») (Gazz. Uff. n. 3 del 4 gennaio 1964) e 23 gennaio

2001, n. 1 («Modifiche agli articoli 56 e 57 della Costituzione concer-

nenti il numero dei deputati e senatori in rappresentanza degli italiani all’estero») (Gazz. Uff. n. 19 del 24 gennaio 2001).

Nessuna Regione può avere un numero di sena- tori inferiori a sette; il Molise ne ha due, la Valle d’Aosta uno.
La ripartizione dei seggi tra le Regioni, fatto salvo il numero dei seggi assegnati alla circo- scrizione Estero, previa applicazione delle di- sposizioni del precedente comma, si effettua in proporzione alla popolazione delle Regioni, quale risulta dall’ultimo censimento generale, sulla base dei quozienti interi e dei più alti resti [Iv].

Art. 58.

I senatori sono eletti a suffragio universale e di- retto dagli elettori che hanno superato il venticin- quesimo anno di età.
Sono eleggibili a senatori gli elettori che hanno compiuto il quarantesimo anno.

Art. 59.

È senatore di diritto e a vita, salvo rinunzia, chi
è stato Presidente della Repubblica.
Il Presidente della Repubblica può nominare se- natori a vita cinque cittadini che hanno illustrato la Patria per altissimi meriti nel campo sociale, scientifico, artistico e letterario.

Art. 60.

(1)
La Camera dei deputati e il Senato della Repub- blica sono eletti per cinque anni [88].
La durata di ciascuna Camera non può essere prorogata se non per legge e soltanto in caso di guerra.

Art. 61.

Le elezioni delle nuove Camere hanno luogo entro settanta giorni dalla fine delle precedenti. La prima riunione ha luogo non oltre il ventesimo giorno dalle elezioni [873].
Finché non siano riunite le nuove Camere sono prorogati i poteri delle precedenti.

Art. 62.

Le Camere si riuniscono di diritto il primo giorno non festivo di febbraio e di ottobre.
Ciascuna Camera può essere convocata in via straordinaria per iniziativa del suo Presidente o del Presidente della Repubblica o di un terzo dei suoi componenti [772].
Quando si riunisce in via straordinaria una Ca- mera, è convocata di diritto anche l’altra.

(1) Articolo modificato con la legge costituzionale 9 febbraio

1963, n. 2 («Modificazioni agli articoli 56, 57 e 60 della Costitu- zione») (Gazz. Uff. n. 40 del 12 febbraio 1963).

Art. 63.

Ciascuna Camera elegge fra i suoi componenti il Presidente e l’Ufficio di presidenza.
Quando il Parlamento si riunisce in seduta co- mune [552], il Presidente e l’Ufficio di presidenza sono quelli della Camera dei deputati.

Art. 64.

Ciascuna Camera adotta il proprio regolamento a maggioranza assoluta dei suoi componenti.
Le sedute sono pubbliche; tuttavia ciascuna delle due Camere e il Parlamento a Camere riu- nite [552] possono deliberare di adunarsi in se- duta segreta.
Le deliberazioni di ciascuna Camera e del Par- lamento non sono valide se non è presente la maggioranza dei loro componenti, e se non sono adottate a maggioranza dei presenti, salvo che la Costituzione prescriva una maggioranza speciale [641, 732, 791, 833, 902, 1381,3].
I membri del Governo, anche se non fanno parte delle Camere, hanno diritto, e se richiesti obbligo, di assistere alle sedute. Devono essere sentiti ogni volta che lo richiedono.

Art. 65.

La legge determina i casi di ineleggibilità e di incompatibilità con l’ufficio di deputato o di sena- tore [842, 1047, 1222, 1356].

Nessuno può appartenere contemporaneamente alle due Camere.

Art. 66.

Ciascuna Camera giudica dei titoli di ammis- sione dei suoi componenti e delle cause soprag- giunte di ineleggibilità e di incompatibilità [65].

Art. 67.

Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato.

Art. 68.

(1)
I membri del Parlamento non possono essere chiamati a rispondere delle opinioni espresse e dei voti dati nell’esercizio delle loro funzioni.
Senza autorizzazione della Camera alla quale appartiene, nessun membro del Parlamento può essere sottoposto a perquisizione personale o do- miciliare, né può essere arrestato o altrimenti privato della libertà personale, o mantenuto in detenzione, salvo che in esecuzione di una sentenza irrevocabile di condanna, ovvero se sia colto nell’atto di commettere un delitto per il quale è previsto l’arresto obbligatorio in flagranza.

(1) Articolo modificato con la legge costituzionale 29 ottobre

1993, n. 3 («Modifica dell’articolo 68 della Costituzione») (Gazz. Uff.

n. 256 del 30 ottobre 1993).

Analoga autorizzazione è richiesta per sotto- porre i membri del Parlamento ad intercettazioni, in qualsiasi forma, di conversazioni o comunica- zioni e a sequestro di corrispondenza.

Art. 69.

I membri del Parlamento ricevono un’indennità
stabilita dalla legge.
Sezione Ii. – La formazione delle leggi [117].

Art. 70.

La funzione legislativa è esercitata collettiva- mente dalle due Camere.

Art. 71.

L’iniziativa delle leggi appartiene al Governo [874], a ciascun membro delle Camere ed agli or- gani ed enti ai quali sia conferita da legge costitu- zionale [993, 1212].
Il popolo esercita l’iniziativa delle leggi, me- diante la proposta, da parte di almeno cinquanta- mila elettori, di un progetto redatto in articoli.

Art. 72.

Ogni disegno di legge, presentato ad una Ca- mera è, secondo le norme del suo regolamento,

esaminato da una Commissione e poi dalla Ca- mera stessa, che l’approva articolo per articolo e con votazione finale.
Il regolamento stabilisce procedimenti abbre- viati per i disegni di legge dei quali è dichiarata l’urgenza.
Può altresì stabilire in quali casi e forme l’esame e l’approvazione dei disegni di legge sono deferiti a Commissioni, anche permanenti, com- poste in modo da rispecchiare la proporzione dei gruppi parlamentari. Anche in tali casi, fino al momento della sua approvazione definitiva, il di- segno di legge è rimesso alla Camera, se il Go- verno o un decimo dei componenti della Camera o un quinto della Commissione richiedono che sia discusso e votato dalla Camera stessa oppure che sia sottoposto alla sua approvazione finale con sole dichiarazioni di voto. Il regolamento deter- mina le forme di pubblicità dei lavori delle Commissioni.
La procedura normale di esame e di approva- zione diretta da parte della Camera è sempre adottata per i disegni di legge in materia costitu- zionale [138] ed elettorale e per quelli di delega- zione legislativa [76], di autorizzazione a ratifi- care trattati internazionali [80], di approvazione di bilanci e consuntivi [81].

Art. 73.

Le leggi sono promulgate dal Presidente della Repubblica entro un mese dalla approvazione [74, 875, 1382].

Se le Camere, ciascuna a maggioranza assoluta dei propri componenti, ne dichiarano l’urgenza [722], la legge è promulgata nel termine da essa stabilito.
Le leggi sono pubblicate subito dopo la promul- gazione ed entrano in vigore il quindicesimo giorno successivo alla loro pubblicazione, salvo che le leggi stesse stabiliscano un termine di- verso.

Art. 74.

Il Presidente della Repubblica, prima di promulgare la legge, può con messaggio motivato alle Camere [872] chiedere una nuova delibera- zione.
Se le Camere approvano nuovamente la legge, questa deve essere promulgata.

Art. 75.

È indetto referendum popolare [876] per delibe- rare l’abrogazione, totale o parziale, di una legge o di un atto avente valore di legge [76, 77], quando lo richiedono cinquecentomila elettori o cinque Consigli regionali.
Non è ammesso il referendum per le leggi tribu- tarie e di bilancio [81], di amnistia e di indulto [79], di autorizzazione a ratificare trattati interna- zionali [80].
Hanno diritto di partecipare al referendum tutti i cittadini chiamati ad eleggere la Camera dei deputati.

La proposta soggetta a referendum è approvata se ha partecipato alla votazione la maggioranza degli aventi diritto, e se è raggiunta la maggio- ranza dei voti validamente espressi.
La legge determina le modalità di attuazione del referendum.

Art. 76.

L’esercizio della funzione legislativa non può essere delegato [724] al Governo se non con deter- minazione di principi e criteri direttivi e soltanto per tempo limitato e per oggetti definiti.

Art. 77.

Il Governo non può, senza delegazione delle Ca- mere [76], emanare decreti che abbiano valore di legge ordinaria.
Quando, in casi straordinari di necessità e di urgenza, il Governo adotta, sotto la sua responsa- bilità, provvedimenti provvisori con forza di legge, deve il giorno stesso presentarli per la conver- sione alle Camere che, anche se sciolte, sono ap- positamente convocate e si riuniscono entro cinque giorni [612, 622].
I decreti perdono efficacia sin dall’inizio, se non sono convertiti in legge entro sessanta giorni dalla loro pubblicazione. Le Camere possono tuttavia regolare con legge i rapporti giuridici sorti sulla base dei decreti non convertiti.

Art. 78.

Le Camere deliberano lo stato di guerra [879] e conferiscono al Governo i poteri necessari.

Art. 79.

(1)
L’amnistia e l’indulto sono concessi con legge deliberata a maggioranza dei due terzi dei compo- nenti di ciascuna Camera, in ogni suo articolo e nella votazione finale [752].
La legge che concede l’amnistia o l’indulto sta- bilisce il termine per la loro applicazione.
In ogni caso l’amnistia e l’indulto non possono applicarsi ai reati commessi successivamente alla presentazione del disegno di legge.

Art. 80.

Le Camere autorizzano con legge la ratifica dei trattati internazionali [878] che sono di natura po- litica, o prevedono arbitrati o regolamenti giudi- ziari, o importano variazioni del territorio od oneri alle finanze o modificazioni di leggi [724,
752, V].

(1) Articolo modificato con la legge costituzionale 6 marzo 1992, n. 1, («Revisione dell’articolo 79 della Costituzione in materia di con- cessione di amnistia e indulto») (Gazz. Uff. n. 57 del 9 marzo

1992).

Art. 81.

Le Camere approvano ogni anno i bilanci e il rendiconto consuntivo presentati dal Governo [724, 752, 1002].
L’esercizio provvisorio del bilancio non può es- sere concesso se non per legge e per periodi non superiori complessivamente a quattro mesi.
Con la legge di approvazione del bilancio non si possono stabilire nuovi tributi e nuove spese.
Ogni altra legge che importi nuove o maggiori spese deve indicare i mezzi per farvi fronte.

Art. 82.

Ciascuna Camera può disporre inchieste su ma- terie di pubblico interesse.
A tale scopo nomina fra i propri componenti una Commissione formata in modo da rispec- chiare la proporzione dei vari gruppi. La Commis- sione di inchiesta procede alle indagini e agli esami con gli stessi poteri e le stesse limitazioni dell’autorità giudiziaria.

Titolo II

Il Presidente Della Repubblica

Art. 83.

Il Presidente della Repubblica è eletto dal Parla- mento in seduta comune dei suoi membri [552,
85].

All’elezione partecipano tre delegati per ogni Regione [852] eletti dal Consiglio regionale in modo che sia assicurata la rappresentanza delle minoranze. La Valle d’Aosta ha un solo delegato [Ii].
L’elezione del Presidente della Repubblica ha luogo per scrutinio segreto a maggioranza di due terzi dell’assemblea. Dopo il terzo scrutinio è suf- ficiente la maggioranza assoluta.

Art. 84.

Può essere eletto Presidente della Repubblica ogni cittadino che abbia compiuto cinquanta anni d’età e goda dei diritti civili e politici.
L’ufficio di Presidente della Repubblica è in- compatibile con qualsiasi altra carica.
L’assegno e la dotazione del Presidente sono de- terminati per legge.

Art. 85.

Il Presidente della Repubblica è eletto per sette anni.
Trenta giorni prima che scada il termine, il Pre- sidente della Camera dei deputati [632] convoca in seduta comune il Parlamento e i delegati regionali [832], per eleggere il nuovo Presidente della Re- pubblica.
Se le Camere sono sciolte, o manca meno di tre mesi alla loro cessazione, la elezione ha luogo entro quindici giorni dalla riunione delle Camere

nuove [611]. Nel frattempo sono prorogati i poteri del Presidente in carica.

Art. 86.

Le funzioni del Presidente della Repubblica, in ogni caso che egli non possa adempierle, sono esercitate dal Presidente del Senato.
In caso di impedimento permanente o di morte o di dimissioni del Presidente della Repubblica, il Presidente della Camera dei deputati [632] indice la elezione del nuovo Presidente della Repubblica entro quindici giorni, salvo il maggior termine previsto se le Camere sono sciolte o manca meno di tre mesi alla loro cessazione [853].

Art. 87.

Il Presidente della Repubblica è il capo dello
Stato e rappresenta l’unità nazionale.
Può inviare messaggi alle Camere [741].
Indice le elezioni delle nuove Camere e ne fissa la prima riunione [611].
Autorizza la presentazione alle Camere dei di- segni di legge di iniziativa del Governo [711].
Promulga le leggi [73, 74, 1382] ed emana i de-
creti aventi valore di legge [76, 77] e i regola- menti.
Indice il referendum popolare nei casi previsti dalla Costituzione [75, 1382].
Nomina, nei casi indicati dalla legge, i funzio- nari dello Stato.

Accredita e riceve i rappresentanti diplomatici, ratifica i trattati internazionali, previa, quando occorra, l’autorizzazione delle Camere [80].
Ha il comando delle Forze armate, presiede il Consiglio supremo di difesa costituito secondo la legge, dichiara lo stato di guerra deliberato dalle Camere [78].
Presiede il Consiglio superiore della magistra- tura [1042].
Può concedere grazia e commutare le pene. Conferisce le onorificenze della Repubblica.

Art. 88.

Il Presidente della Repubblica può, sentiti i loro Presidenti, sciogliere le Camere o anche una sola di esse.
Non può esercitare tale facoltà negli ultimi sei mesi del suo mandato, salvo che essi coincidano in tutto o in parte con gli ultimi sei mesi della legislatura (1).

Art. 89.

Nessun atto del Presidente della Repubblica è valido se non è controfirmato dai ministri propo- nenti, che ne assumono la responsabilità.

(1) Comma modificato con la legge costituzionale 4 novembre

1991, n. 1 («Modifica dell’articolo 88, secondo comma, della Costitu- zione») (Gazz. Uff. n. 262 dell’8 novembre 1991).

Gli atti che hanno valore legislativo [76, 77] e gli altri indicati dalla legge sono controfirmati anche dal Presidente del Consiglio dei Ministri.

Art. 90.

Il Presidente della Repubblica non è responsa- bile degli atti compiuti nell’esercizio delle sue fun- zioni, tranne che per alto tradimento o per atten- tato alla Costituzione.
In tali casi è messo in stato di accusa dal Parla- mento in seduta comune [552], a maggioranza as- soluta dei suoi membri [134, 1357] (1).

Art. 91.

Il Presidente della Repubblica, prima di assu- mere le sue funzioni, presta giuramento di fedeltà alla Repubblica e di osservanza della Costituzione dinanzi al Parlamento in seduta comune [552].

(1) V. anche le leggi costituzionali 11 marzo 1953, n. 1 («Norme integrative della Costituzione concernenti la Corte costituzionale») (Gazz. Uff. n. 62 del 14 marzo 1953) e 16 gennaio 1989, n. 1 («Modi- fiche degli articoli 96, 134 e 135 della Costituzione e della legge costi- tuzionale 11 marzo 1953, n. 1, e norme in materia di procedimenti per i reati di cui all’articolo 96 della Costituzione») (Gazz. Uff. n. 13 del 17 gennaio 1989), nonché il «Regolamento parlamentare per i procedimenti d’accusa» (approvato, con disgiunto atto di impulso, in identico testo, dal Senato il 7 giugno 1989, e dalla Camera dei depu- tati il 28 giugno 1989) (Gazz. Uff. 3 luglio 1989, n. 153).

Titolo III

Il Governo

Sezione I. – Il Consiglio dei Ministri.

Art. 92.

Il Governo della Repubblica è composto del Presidente del Consiglio e dei Ministri, che costi- tuiscono insieme il Consiglio dei Ministri.
Il Presidente della Repubblica nomina il Presi- dente del Consiglio dei Ministri e, su proposta di questo, i Ministri.

Art. 93.

Il Presidente del Consiglio dei Ministri e i Mini- stri, prima di assumere le funzioni, prestano giu- ramento nelle mani del Presidente della Repub- blica.

Art. 94.

Il Governo deve avere la fiducia delle due
Camere.
Ciascuna Camera accorda o revoca la fiducia mediante mozione motivata e votata per appello nominale.
Entro dieci giorni dalla sua formazione il Go- verno si presenta alle Camere per ottenerne la fiducia.

Il voto contrario di una o d’entrambe le Camere su una proposta del Governo non importa obbligo di dimissioni.
La mozione di sfiducia deve essere firmata da almeno un decimo dei componenti della Camera e non può essere messa in discussione prima di tre giorni dalla sua presentazione.

Art. 95.

Il Presidente del Consiglio dei Ministri dirige la politica generale del Governo e ne è responsabile. Mantiene l’unità di indirizzo politico ed ammini- strativo, promuovendo e coordinando la attività dei Ministri.
I Ministri sono responsabili collegialmente degli atti del Consiglio dei Ministri, e individualmente degli atti dei loro dicasteri [89].
La legge provvede all’ordinamento della Presi- denza del Consiglio e determina il numero, le at- tribuzioni e l’organizzazione dei Ministeri [971].

Art. 96.

(1)
Il Presidente del Consiglio dei Ministri ed i Mi- nistri, anche se cessati dalla carica, sono sotto- posti, per i reati commessi nell’esercizio delle loro

(1) Articolo modificato con legge costituzionale 16 gennaio 1989, n. 1 («Modifiche degli articoli 96, 134 e 135 della Costituzione e della legge costituzionale 11 marzo 1953, n. 1, e norme in materia di pro- cedimenti per i reati di cui all’articolo 96 della Costituzione») (Gazz. Uff. n. 13 del 17 gennaio 1989).

funzioni, alla giurisdizione ordinaria, previa auto- rizzazione del Senato della Repubblica o della Ca- mera dei deputati, secondo le norme stabilite con legge costituzionale (1).
Sezione Ii. – La Pubblica Amministrazione.

Art. 97.

I pubblici uffici sono organizzati secondo di- sposizioni di legge [953], in modo che siano assi- curati il buon andamento e l’imparzialità dell’am- ministrazione.
Nell’ordinamento degli uffici sono determinate le sfere di competenza, le attribuzioni e le respon- sabilità proprie dei funzionari [28].
Agli impieghi nelle pubbliche amministrazioni si accede mediante concorso, salvo i casi stabiliti dalla legge [511].

Art. 98.

I pubblici impiegati sono al servizio esclusivo della Nazione.
Se sono membri del Parlamento, non possono conseguire promozioni se non per anzianità.
Si possono con legge stabilire limitazioni al di- ritto d’iscriversi ai partiti politici per i magistrati, i militari di carriera in servizio attivo, i funzionari

(1) V. la legge costituzionale n. 1 del 1989, sopracitata.

ed agenti di polizia, i rappresentanti diplomatici e consolari all’estero [49].
Sezione Iii. – Gli organi ausiliari.

Art. 99.

Il Consiglio nazionale dell’economia e del la- voro è composto, nei modi stabiliti dalla legge, di esperti e di rappresentanti delle categorie produt- tive, in misura che tenga conto della loro impor- tanza numerica e qualitativa.
È organo di consulenza delle Camere e del Go- verno per le materie e secondo le funzioni che gli sono attribuite dalla legge.
Ha l’iniziativa legislativa [711] e può contribuire
alla elaborazione della legislazione economica e sociale secondo i principi ed entro i limiti stabiliti dalla legge.

Art. 100.

Il Consiglio di Stato [1031] è organo di consu- lenza giuridico-amministrativa e di tutela della giustizia nell’amministrazione.
La Corte dei conti [1032] esercita il controllo
preventivo di legittimità sugli atti del Governo, e anche quello successivo sulla gestione del bilancio dello Stato. Partecipa, nei casi e nelle forme stabi- lite dalla legge, al controllo sulla gestione finan- ziaria degli enti a cui lo Stato contribuisce in via

ordinaria. Riferisce direttamente alle Camere sul risultato del riscontro eseguito [811].
La legge assicura l’indipendenza dei due Istituti e dei loro componenti di fronte al Governo [1082].

Titolo IV

La Magistratura

Sezione I. – Ordinamento giurisdizionale.

Art. 101.

La giustizia è amministrata in nome del po- polo.
I giudici sono soggetti soltanto alla legge.

Art. 102.

La funzione giurisdizionale è esercitata da ma- gistrati ordinari istituiti e regolati dalle norme sull’ordinamento giudiziario [108].
Non possono essere istituiti giudici straordinari o giudici speciali [251]. Possono soltanto istituirsi presso gli organi giudiziari ordinari sezioni spe- cializzate per determinate materie, anche con la partecipazione di cittadini idonei estranei alla magistratura [Vi].
La legge regola i casi e le forme della partecipa- zione diretta del popolo all’amministrazione della giustizia.

Art. 103.

Il Consiglio di Stato [1001] e gli altri organi di giustizia amministrativa hanno giurisdizione per la tutela nei confronti della pubblica amministra- zione degli interessi legittimi e, in particolari ma- terie indicate dalla legge, anche dei diritti sogget- tivi [241, 1118, 113, 1251].
La Corte dei conti [1002] ha giurisdizione nelle
materie di contabilità pubblica e nelle altre speci- ficate dalla legge [1133].
I tribunali militari in tempo di guerra hanno la giurisdizione stabilita dalla legge. In tempo di pace hanno giurisdizione soltanto per i reati mili- tari commessi da appartenenti alle Forze armate [1117, VI2].

Art. 104.

La magistratura costituisce un ordine auto- nomo e indipendente da ogni altro potere.
Il Consiglio superiore della magistratura [105,
1063, 1071] è presieduto dal Presidente della Re- pubblica [8710].
Ne fanno parte di diritto il primo presidente e il procuratore generale della Corte di cassazione.
Gli altri componenti sono eletti per due terzi da tutti i magistrati ordinari tra gli appartenenti alle varie categorie, e per un terzo dal Parlamento in seduta comune [552] tra professori ordinari di università in materie giuridiche ed avvocati dopo quindici anni di esercizio.

Il Consiglio elegge un vice-presidente fra i componenti designati dal Parlamento.
I membri elettivi del Consiglio durano in carica quattro anni e non sono immediatamente rieleggi- bili.
Non possono, finché sono in carica, essere iscritti negli albi professionali, né far parte del Parlamento o di un Consiglio regionale.

Art. 105.

Spettano al Consiglio superiore della magi- stratura, secondo le norme dell’ordinamento giudiziario, le assunzioni, le assegnazioni ed i trasferimenti, le promozioni e i provvedimenti disciplinari nei riguardi dei magistrati [106,
107].

Art. 106.

Le nomine dei magistrati hanno luogo per concorso.
La legge sull’ordinamento giudiziario [108] può ammettere la nomina, anche elettiva, di magi- strati onorari per tutte le funzioni attribuite a giu- dici singoli.
Su designazione del Consiglio superiore della magistratura possono essere chiamati all’ufficio di consiglieri di cassazione, per meriti insigni, pro- fessori ordinari di università in materie giuridiche e avvocati che abbiano quindici anni d’esercizio e

siano iscritti negli albi speciali per le giurisdizioni superiori.

Art. 107.

I magistrati sono inamovibili. Non possono es- sere dispensati o sospesi dal servizio né destinati ad altre sedi o funzioni se non in seguito a deci- sione del Consiglio superiore della magistratura, adottata o per i motivi e con le garanzie di difesa stabilite dall’ordinamento giudiziario o con il loro consenso.
Il Ministro della giustizia ha facoltà di promuo- vere l’azione disciplinare.
I magistrati si distinguono fra loro soltanto per diversità di funzioni.
Il pubblico ministero gode delle garanzie stabi- lite nei suoi riguardi dalle norme sull’ordina- mento giudiziario.

Art. 108.

Le norme sull’ordinamento giudiziario e su ogni magistratura sono stabilite con legge [VII1].
La legge assicura l’indipendenza dei giudici delle giurisdizioni speciali [1003], del pubblico mi- nistero presso di esse, e degli estranei che parteci- pano all’amministrazione della giustizia [1022,3].

Art. 109.

L’autorità giudiziaria dispone direttamente della polizia giudiziaria.

Art. 110.

Ferme le competenze del Consiglio superiore della magistratura, spettano al Ministro della giu- stizia [1072] l’organizzazione e il funzionamento dei servizi relativi alla giustizia.
Sezione Ii. – Norme sulla giurisdizione.

Art. 111.

(1)
La giurisdizione si attua mediante il giusto pro- cesso regolato dalla legge.
Ogni processo si svolge nel contraddittorio tra
le parti, in condizioni di parità, davanti a giudice terzo e imparziale. La legge ne assicura la ragio- nevole durata.
Nel processo penale, la legge assicura che la persona accusata di un reato sia, nel più breve tempo possibile, informata riservatamente della natura e dei motivi dell’accusa elevata a suo carico; disponga del tempo e delle condi- zioni necessari per preparare la sua difesa;

(1) Articolo modificato con la legge costituzionale 23 novembre

1999, n. 2 («Inserimento dei princìpi del giusto processo nell’articolo

111 della Costituzione») (Gazz. Uff. n. 300 del 23 dicembre 1999). V. anche la legge 25 febbraio 2000, n. 35 («Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 7 gennaio 2000, n. 2, recante disposi- zioni urgenti per l’attuazione dell’articolo 2 della legge costituzionale

23 novembre 1999, n. 2, in materia di giusto processo») (Gazz. Uff. n.

50 del 1o marzo 2000).

abbia la facoltà, davanti al giudice, di interro- gare o di far interrogare le persone che ren- dono dichiarazioni a suo carico, di ottenere la convocazione e l’interrogatorio di persone a sua difesa nelle stesse condizioni dell’accusa e l’acquisizione di ogni altro mezzo di prova a suo favore; sia assistita da un interprete se non comprende o non parla la lingua impie- gata nel processo.
Il processo penale è regolato dal principio del contraddittorio nella formazione della prova. La colpevolezza dell’imputato non può essere provata sulla base di dichiarazioni rese da chi, per libera scelta, si è sempre volontariamente sottratto all’interrogatorio da parte dell’imputato o del suo difensore.
La legge regola i casi in cui la formazione della prova non ha luogo in contraddittorio per con- senso dell’imputato o per accertata impossibilità di natura oggettiva o per effetto di provata con- dotta illecita.
Tutti i provvedimenti giurisdizionali devono es- sere motivati [132, 142, 152, 213].
Contro le sentenze e contro i provvedimenti sulla libertà personale [13], pronunciati dagli or- gani giurisdizionali ordinari o speciali, è sempre ammesso ricorso in Cassazione per violazione di legge [1373]. Si può derogare a tale norma sol- tanto per le sentenze dei tribunali militari in tempo di guerra [1033, VI2].

Contro le decisioni del Consiglio di Stato e della Corte dei conti il ricorso in Cassazione è am- messo per i soli motivi inerenti alla giurisdizione [1031,2].

Art. 112.

Il pubblico ministero ha l’obbligo di esercitare l’azione penale.

Art. 113.

Contro gli atti della pubblica amministrazione è sempre ammessa la tutela giurisdizionale dei di- ritti e degli interessi legittimi dinanzi agli organi di giurisdizione ordinaria o amministrativa [241,
1031,2, 1251].
Tale tutela giurisdizionale non può essere esclusa o limitata a particolari mezzi di impugna- zione o per determinate categorie di atti.
La legge determina quali organi di giurisdizione possono annullare gli atti della pubblica ammini- strazione nei casi e con gli effetti previsti dalla legge stessa.

Titolo V

Le Regioni, Le Provincie, I Comuni (1)

Art. 114.

(2)
La Repubblica è costituita dai Comuni, dalle Province, dalle Città metropolitane, dalle Regioni [131] e dallo Stato.
I Comuni, le Province, le Città metropolitane e le Regioni sono enti autonomi con propri statuti, poteri e funzioni secondo i princìpi fissati dalla Costituzione.
Roma è la capitale della Repubblica. La legge dello Stato disciplina il suo ordinamento.

(1) «1. Sino alla revisione delle norme del titolo I della parte se- conda della Costituzione, i regolamenti della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica possono prevedere la partecipazione di rappresentanti delle Regioni, delle Province autonome e degli enti lo- cali alla Commissione parlamentare per le questioni regionali.

2. Quando un progetto di legge riguardante le materie di cui al terzo comma dell’articolo 117 e all’articolo 119 della Costiuzione con- tenga disposizioni sulle quali la Commissione parlamentare per le questioni regionali, integrata ai sensi del comma 1, abbia espresso parere contrario o parere favorevole condizionato all’introduzione di modificazioni specificamente formulate, e la Commissione che ha svolto l’esame in sede referente non vi si sia adeguata, sulle corri- spondenti parti del progetto di legge l’Assemblea delibera a maggio- ranza assoluta dei suoi componenti» [Articolo 11 della legge costituzio- nale 18 ottobre 2001, n. 3 («Modifiche al titolo V della parte seconda della Costituzione») (Gazz. Uff. n. 248 del 24 ottobre 2001)].

(2) Articolo modificato con la legge costituzionale 18 ottobre

2001, n. 3 («Modifiche al titolo V della parte seconda della Costitu- zione») (Gazz. Uff. n. 248 del 24 ottobre 2001).

[Abrogato.]

Art. 115.

(1)

Art. 116.

(2)
Il Friuli Venezia Giulia [X], la Sardegna, la Si- cilia, il Trentino-Alto Adige/Südtirol e la Valle d’Aosta/Vallée d’Aoste dispongono di forme e con- dizioni particolari di autonomia, secondo i rispet- tivi statuti speciali adottati con legge costituzio- nale (3).

(1) Articolo abrogato con la legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3 («Modifiche al titolo V della parte seconda della Costituzione») (Gazz. Uff. n. 248 del 24 ottobre 2001).

(2) Articolo modificato con la legge costituzionale 18 ottobre

2001, n. 3 («Modifiche al titolo V della parte seconda della Costitu- zione») (Gazz. Uff. n. 248 del 24 ottobre 2001).

(3) Legge costituzionale 26 febbraio 1948, n. 2 «Conversione in legge costituzionale dello Statuto della Regione siciliana, approvato con D.Lgs. 15 maggio 1946, n. 455»; Legge costituzionale 26 febbraio

1948, n. 3 «Statuto speciale per la Sardegna»; Legge costituzionale 26 febbraio 1948, n. 4 «Statuto speciale per la Valle d’Aosta»; Legge co- stituzionale 26 febbraio 1948, n. 5 «Statuto speciale per il Trentino- Alto Adige»; Legge costituzionale 31 gennaio 1963, n. 1 «Statuto spe- ciale della Regione Friuli-Venezia Giulia»; Legge costituzionale 10 no- vembre 1971, n. 1 «Modificazioni e integrazioni dello Statuto speciale per il Trentino-Alto Adige»; Legge costituzionale 23 febbraio 1972, n. 1 «Modifica al termine stabilito per la durata in carica dell’Assem- blea regionale siciliana e dei Consigli regionali della Sardegna, della Valle d’Aosta, del Trentino-Alto Adige, del Friuli-Venezia Giulia»; D.P.R. 31 agosto 1972, n. 670 «Approvazione del testo unico delle leggi costituzionali concernenti lo Statuto speciale per il Trentino-Alto Adige»; Legge costituzionale 12 aprile 1989, n. 3 «Modifiche ed inte- grazioni alla legge costituzionale 23 febbraio 1972, n. 1, concernente la durata in carica dell’assemblea regionale siciliana e dei consigli re- gionali della Sardegna, della Valle d’Aosta, del Trentino-Alto Adige e del Friuli-Venezia Giulia. Modifica allo statuto speciale per la Valle

La Regione Trentino-Alto Adige/Südtirol è costi- tuita dalle Province autonome di Trento e di Bolzano.
Ulteriori forme e condizioni particolari di auto- nomia, concernenti le materie di cui al terzo comma dell’articolo 117 e le materie indicate dal secondo comma del medesimo articolo alle lettere l), limitatamente all’organizzazione della giustizia di pace, n) e s), possono essere attribuite ad altre Regioni, con legge dello Stato, su iniziativa della Regione interessata, sentiti gli enti locali, nel ri- spetto dei princìpi di cui all’articolo 119. La legge
è approvata dalle Camere a maggioranza assoluta dei componenti, sulla base di intesa fra lo Stato e la Regione interessata.

Art. 117.

(1)
La potestà legislativa è esercitata dallo Stato [70 e segg.] e dalle Regioni nel rispetto della Costitu- zione, nonché dei vincoli derivanti dall’ordina- mento comunitario e dagli obblighi internazio- nali.
Lo Stato ha legislazione esclusiva nelle seguenti materie:

d’Aosta»; Legge costituzionale 31 gennaio 2001, n. 2 «Disposizioni concernenti l’elezione diretta dei presidenti delle regioni a statuto speciale e delle province autonome di Trento e di Bolzano».

(1) Articolo modificato con la legge costituzionale 18 ottobre

2001, n. 3 («Modifiche al titolo V della parte seconda della Costitu- zione») (Gazz. Uff. n. 248 del 24 ottobre 2001).

a) politica estera e rapporti internazionali dello Stato; rapporti dello Stato con l’Unione eu- ropea; diritto di asilo e condizione giuridica dei cittadini di Stati non appartenenti all’Unione europea;

b) immigrazione;

c) rapporti tra la Repubblica e le confessioni religiose;

d) difesa e Forze armate; sicurezza dello

Stato; armi, munizioni ed esplosivi;

e) moneta, tutela del risparmio e mercati fi- nanziari; tutela della concorrenza; sistema valu- tario; sistema tributario e contabile dello Stato; perequazione delle risorse finanziarie;

f) organi dello Stato e relative leggi elettorali; referendum statali; elezione del Parlamento eu- ropeo;

g) ordinamento e organizzazione amministra- tiva dello Stato e degli enti pubblici nazionali;

h) ordine pubblico e sicurezza, ad esclusione della polizia amministrativa locale;

i) cittadinanza, stato civile e anagrafi;

l) giurisdizione e norme processuali; ordina- mento civile e penale; giustizia amministrativa;

m) determinazione dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali che devono essere garantiti su tutto il territorio nazio- nale;

n) norme generali sull’istruzione;

o) previdenza sociale;

p) legislazione elettorale, organi di governo e funzioni fondamentali di Comuni, Province e Città metropolitane;

q) dogane, protezione dei confini nazionali e profilassi internazionale;

r) pesi, misure e determinazione del tempo; coordinamento informativo statistico e informa- tico dei dati dell’amministrazione statale, regio- nale e locale; opere dell’ingegno;

s) tutela dell’ambiente, dell’ecosistema e dei beni culturali.

Sono materie di legislazione concorrente quelle relative a: rapporti internazionali e con l’Unione europea delle Regioni; commercio con l’estero; tutela e sicurezza del lavoro; istruzione, salva l’autonomia delle istituzioni scolastiche e con esclusione della istruzione e della formazione professionale; professioni; ricerca scientifica e tecnologica e sostegno all’innovazione per i settori produttivi; tutela della salute; alimentazione; or- dinamento sportivo; protezione civile; governo del territorio; porti e aeroporti civili; grandi reti di trasporto e di navigazione; ordinamento della comunicazione; produzione, trasporto e distribu- zione nazionale dell’energia; previdenza comple- mentare e integrativa; armonizzazione dei bilanci pubblici e coordinamento della finanza pubblica e del sistema tributario; valorizzazione dei beni culturali e ambientali e promozione e organiz- zazione di attività culturali; casse di risparmio, casse rurali, aziende di credito a carattere re- gionale; enti di credito fondiario e agrario a carattere regionale. Nelle materie di legislazione concorrente spetta alle Regioni la potestà legi- slativa, salvo che per la determinazione dei

princìpi fondamentali, riservata alla legislazione dello Stato (1).
Spetta alle Regioni la potestà legislativa in rife- rimento ad ogni materia non espressamente riser- vata alla legislazione dello Stato.
Le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano, nelle materie di loro competenza, par- tecipano alle decisioni dirette alla formazione degli atti normativi comunitari e provvedono all’attuazione e all’esecuzione degli accordi inter- nazionali e degli atti dell’Unione europea, nel ri- spetto delle norme di procedura stabilite da legge dello Stato, che disciplina le modalità di esercizio del potere sostitutivo in caso di inadempienza.
La potestà regolamentare spetta allo Stato nelle materie di legislazione esclusiva, salva delega alle Regioni. La potestà regolamentare spetta alle Re- gioni in ogni altra materia. I Comuni, le Province e le Città metropolitane hanno potestà regolamen- tare in ordine alla disciplina dell’organizzazione e dello svolgimento delle funzioni loro attribuite.

(1) «1. (Omissis).

2. Quando un progetto di legge riguardante le materie di cui al terzo comma dell’articolo 117 e all’articolo 119 della Costituzione contenga disposizioni sulle quali la Commissione parlamentare per le questioni regionali, integrata ai sensi del comma 1, abbia espresso parere contrario o parere favorevole condizionato all’introduzione di modificazioni specificamente formulate, e la Commissione che ha svolto l’esame in sede referente non vi si sia adeguata, sulle corri- spondenti parti del progetto di legge l’Assemblea delibera a maggio- ranza assoluta dei suoi componenti». [Articolo 11 della legge costitu- zionale 18 ottobre 2001, n. 3 («Modifiche al titolo V della parte seconda della Costituzione») (Gazz. Uff. n. 248 del 24 ottobre 2001)]

Le leggi regionali rimuovono ogni ostacolo che impedisce la piena parità degli uomini e delle donne nella vita sociale, culturale ed economica e promuovono la parità di accesso tra donne e uo- mini alle cariche elettive [3].
La legge regionale ratifica le intese della Re- gione con altre Regioni per il migliore esercizio delle proprie funzioni, anche con individuazione di organi comuni.
Nelle materie di sua competenza la Regione può concludere accordi con Stati e intese con enti territoriali interni ad altro Stato, nei casi e con le forme disciplinati da leggi dello Stato.

Art. 118.

(1)
Le funzioni amministrative sono attribuite ai Comuni salvo che, per assicurarne l’esercizio uni- tario, siano conferite a Province, Città metropoli- tane, Regioni e Stato, sulla base dei princìpi di sussidiarietà, differenziazione ed adeguatezza.
I Comuni, le Province e le Città metropolitane sono titolari di funzioni amministrative proprie e di quelle conferite con legge statale o regionale, secondo le rispettive competenze.
La legge statale disciplina forme di coordina- mento fra Stato e Regioni nelle materie di cui alle lettere b) e h) del secondo comma dell’articolo

(1) Articolo modificato con la legge costituzionale 18 ottobre

2001, n. 3 («Modifiche al titolo V della parte seconda della Costitu- zione») (Gazz. Uff. n. 248 del 24 ottobre 2001).

117, e disciplina inoltre forme di intesa e coordi- namento nella materia della tutela dei beni cultu- rali.
Stato, Regioni, Città metropolitane, Province e Comuni favoriscono l’autonoma iniziativa dei cit- tadini, singoli e associati, per lo svolgimento di attività di interesse generale, sulla base del prin- cipio di sussidiarietà.

Art. 119.

(1)
I Comuni, le Province, le Città metropolitane e le Regioni hanno autonomia finanziaria di entrata e di spesa.
I Comuni, le Province, le Città metropoli- tane e le Regioni hanno risorse autonome. Stabiliscono e applicano tributi ed entrate propri, in armonia con la Costituzione [532] e secondo i princìpi di coordinamento della fi- nanza pubblica e del sistema tributario. Di- spongono di compartecipazioni al gettito di tributi erariali riferibile al loro territorio.
La legge dello Stato istituisce un fondo pe- requativo, senza vincoli di destinazione, per i territori con minore capacità fiscale per abi- tante.
Le risorse derivanti dalle fonti di cui ai commi precedenti consentono ai Comuni, alle

(1) Articolo modificato con la legge costituzionale 18 ottobre

2001, n. 3 («Modifiche al titolo V della parte seconda della Costitu- zione») (Gazz. Uff. n. 248 del 24 ottobre 2001).

Province, alle Città metropolitane e alle Regioni di finanziare integralmente le funzioni pub- bliche loro attribuite.
Per promuovere lo sviluppo economico, la coesione e la solidarietà sociale, per rimuovere gli squilibri economici e sociali, per favorire l’effettivo esercizio dei diritti della persona, o per provvedere a scopi diversi dal normale eser- cizio delle loro funzioni, lo Stato destina risorse aggiuntive ed effettua interventi speciali in fa- vore di determinati Comuni, Province, Città me- tropolitane e Regioni.
I Comuni, le Province, le Città metropolitane e le Regioni hanno un proprio patrimonio, attri- buito secondo i princìpi generali determinati dalla legge dello Stato. Possono ricorrere all’indebita- mento solo per finanziare spese di investimento.
È esclusa ogni garanzia dello Stato sui prestiti dagli stessi contratti.

Art. 120.

(1)
La Regione non può istituire dazi di impor- tazione o esportazione o transito tra le Regioni, né adottare provvedimenti che ostacolino in qual- siasi modo la libera circolazione delle persone e delle cose tra le Regioni [161 ], né limitare l’esercizio del diritto al lavoro in qualunque parte del territorio nazionale.

(1) Articolo modificato con la legge costituzionale 18 ottobre

2001, n. 3 («Modifiche al titolo V della parte seconda della Costitu- zione») (Gazz. Uff. n. 248 del 24 ottobre 2001).

Il Governo può sostituirsi a organi delle Re- gioni, delle Città metropolitane, delle Province e dei Comuni nel caso di mancato rispetto di norme e trattati internazionali o della normativa comunitaria oppure di pericolo grave per l’inco- lumità e la sicurezza pubblica, ovvero quando lo richiedono la tutela dell’unità giuridica o dell’unità economica e in particolare la tutela dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i di- ritti civili e sociali, prescindendo dai confini terri- toriali dei governi locali. La legge definisce le pro- cedure atte a garantire che i poteri sostitutivi siano esercitati nel rispetto del principio di sussi- diarietà e del principio di leale collaborazione.

Art. 121.

(1)
Sono organi della Regione: il Consiglio regio- nale, la Giunta e il suo Presidente.
Il Consiglio regionale esercita le potestà legisla- tive attribuite alla Regione [1171,3,4] e le altre fun- zioni conferitegli dalla Costituzione [751, 832,
1225, 1232, 1262, 132, 1382] e dalle leggi. Può fare proposte di legge alle Camere [711].
La Giunta regionale è l’organo esecutivo delle
Regioni.
Il Presidente della Giunta rappresenta la Re- gione; dirige la politica della Giunta e ne è re-

(1) Articolo modificato con la legge costituzionale 22 novembre

1999, n. 1 («Disposizioni concernenti l’elezione diretta del Presidente della Giunta regionale e l’autonomia statutaria delle Regioni») (Gazz. Uff. n. 299 del 22 dicembre 1999).

sponsabile; promulga le leggi ed emana i regola- menti regionali; dirige le funzioni amministrative delegate dallo Stato alla Regione [1181], confor- mandosi alle istruzioni del Governo della Repub- blica.

Art. 122.

(1)
Il sistema d’elezione e i casi di ineleggibilità e di incompatibilità [842, 1047, 1356] del Presi- dente e degli altri componenti della Giunta re- gionale nonché dei consiglieri regionali sono di- sciplinati con legge della Regione nei limiti dei princìpi fondamentali stabiliti con legge della Repubblica, che stabilisce anche la durata degli organi elettivi.
Nessuno può appartenere contemporaneamente a un Consiglio o a una Giunta regionale e ad una delle Camere del Parlamento, ad un altro Consi- glio o ad altra Giunta regionale, ovvero al Parla- mento europeo.
Il Consiglio elegge tra i suoi componenti un
Presidente e un ufficio di presidenza.
I consiglieri regionali non possono essere chia- mati a rispondere delle opinioni espresse e dei voti dati nell’esercizio delle loro funzioni.

(1) Articolo modificato con la legge costituzionale 22 novembre

1999, n. 1 («Disposizioni concernenti l’elezione diretta del Presidente della Giunta regionale e l’autonomia statutaria delle Regioni») (Gazz. Uff. n. 299 del 22 dicembre 1999).

Il Presidente della Giunta regionale, salvo che lo statuto regionale disponga diversamente, è eletto a suffragio universale e diretto. Il Presi- dente eletto nomina e revoca i componenti della Giunta.

Art. 123.

(1)
Ciascuna Regione ha uno statuto che, in ar- monia con la Costituzione, ne determina la forma di governo e i princìpi fondamentali di organizza- zione e funzionamento. Lo statuto regola l’eser- cizio del diritto di iniziativa e del referendum su leggi e provvedimenti amministrativi della Re- gione e la pubblicazione delle leggi e dei regola- menti regionali.
Lo statuto è approvato e modificato dal Consi- glio regionale con legge approvata a maggioranza assoluta dei suoi componenti, con due delibera- zioni successive adottate ad intervallo non minore di due mesi. Per tale legge non è richiesta l’appo- sizione del visto da parte del Commissario del Go- verno. Il Governo della Repubblica può promuo- vere la questione di legittimità costituzionale sugli statuti regionali dinanzi alla Corte costituzionale entro trenta giorni dalla loro pubblicazione.

(1) Articolo modificato con le leggi costituzionali 22 novembre

1999, n. 1 («Disposizioni concernenti l’elezione diretta del Presidente della Giunta regionale e l’autonomia statutaria delle Regioni») (Gazz. Uff. n. 299 del 22 dicembre 1999) e 18 ottobre 2001, n. 3 («Modifiche al titolo V della parte seconda della Costituzione») (Gazz. Uff. n. 248 del 24 ottobre 2001).

Lo statuto è sottoposto a referendum popolare qualora entro tre mesi dalla sua pubblicazione ne faccia richiesta un cinquantesimo degli elettori della Regione o un quinto dei componenti il Con- siglio regionale. Lo statuto sottoposto a refe- rendum non è promulgato se non è approvato dalla maggioranza dei voti validi.
In ogni Regione, lo statuto disciplina il Consi- glio delle autonomie locali, quale organo di con- sultazione fra la Regione e gli enti locali.

Art. 124.

(1) [Abrogato.]

Art. 125.

(2)
Nella Regione sono istituiti organi di giustizia amministrativa di primo grado, secondo l’ordina- mento stabilito da legge della Repubblica. Pos- sono istituirsi sezioni con sede diversa dal capo- luogo della Regione.

(1) Articolo abrogato con la legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3 («Modifiche al titolo V della parte seconda della Costituzione») (Gazz. Uff. n. 248 del 24 ottobre 2001).

(2) Articolo modificato con la legge costituzionale 18 ottobre

2001, n. 3 («Modifiche al titolo V della parte seconda della Costitu- zione») (Gazz. Uff. n. 248 del 24 ottobre 2001).

Art. 126.

(1)
Con decreto motivato del Presidente della Repubblica sono disposti lo scioglimento del Consiglio regionale e la rimozione del Presidente della Giunta che abbiano compiuto atti contrari alla Costituzione o gravi violazioni di legge. Lo scioglimento e la rimozione possono altresì essere disposti per ragioni di sicurezza nazionale. Il decreto è adottato sentita una Commissione di deputati e senatori costituita, per le questioni regionali, nei modi stabiliti con legge della Repubblica (2).
Il Consiglio regionale può esprimere la sfiducia nei confronti del Presidente della Giunta mediante mozione motivata, sottoscritta da almeno un quinto dei suoi componenti e appro- vata per appello nominale a maggioranza assoluta dei componenti. La mozione non può essere messa in discussione prima di tre giorni dalla presentazione.

(1) Articolo modificato con la legge costituzionale 22 novembre

1999, n. 1 («Disposizioni concernenti l’elezione diretta del Presidente della Giunta regionale e l’autonomia statutaria delle Regioni») (Gazz. Uff. n. 299 del 22 dicembre 1999).

(2) «1. Sino alla revisione delle norme del titolo I della parte se-

conda della Costituzione, i regolamenti della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica possono prevedere la partecipazione di rappresentanti delle Regioni, delle Province autonome e degli enti lo- cali alla Commissione parlamentare per le questioni regionali.

2. (Omissis)» [Articolo 11 della legge costituzionale 18 ottobre 2001,

n. 3 («Modifiche al titolo V della parte seconda della Costituzione») (Gazz. Uff. n. 248 del 24 ottobre 2001)]

L’approvazione della mozione di sfiducia nei confronti del Presidente della Giunta eletto a suf- fragio universale e diretto, nonché la rimozione, l’impedimento permanente, la morte o le dimis- sioni volontarie dello stesso comportano le dimis- sioni della Giunta e lo scioglimento del Consiglio. In ogni caso i medesimi effetti conseguono alle dimissioni contestuali della maggioranza dei com- ponenti il Consiglio.

Art. 127.

(1)
Il Governo, quando ritenga che una legge regio- nale ecceda la competenza della Regione, può promuovere la questione di legittimità costituzio- nale dinanzi alla Corte costituzionale [134, 136] entro sessanta giorni dalla sua pubblicazione.
La Regione, quando ritenga che una legge o un atto avente valore di legge dello Stato o di un’altra Regione leda la sua sfera di competenza, può pro- muovere la questione di legittimità costituzionale dinanzi alla Corte costituzionale [134, 136] entro sessanta giorni dalla pubblicazione della legge o dell’atto avente valore di legge.

(1) Articolo modificato con la legge costituzionale 18 ottobre

2001, n. 3 («Modifiche al titolo V della parte seconda della Costitu- zione») (Gazz. Uff. n. 248 del 24 ottobre 2001).

Art. 128.

(1) [Abrogato.] [Abrogato.]

Art. 129.

(2)
[Abrogato.]

Art. 130.

(3)

Art. 131.

(4)
Sono costituite le seguenti Regioni: Piemonte;
Valle d’Aosta [573, 832, 116];

(1) Articolo abrogato con la legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3 («Modifiche al titolo V della parte seconda della Costituzione») (Gazz. Uff. n. 248 del 24 ottobre 2001).

(2) Articolo abrogato con la legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3 («Modifiche al titolo V della parte seconda della Costituzione») (Gazz. Uff. n. 248 del 24 ottobre 2001).

(3) Articolo abrogato con la legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3 («Modifiche al titolo V della parte seconda della Costituzione») (Gazz. Uff. n. 248 del 24 ottobre 2001).

(4) Articolo modificato con la legge costituzionale 27 dicembre

1963, n. 3 («Modificazioni degli articoli 131 e 57 della Costituzione e istituzione della Regione Molise») (Gazz. Uff. n. 3 del 4 gennaio

1964).

Lombardia;
Trentino-Alto Adige [116]; Veneto;
Friuli-Venezia Giulia [116, X]; Liguria;
Emilia-Romagna; Toscana;
Umbria; Marche; Lazio; Abruzzi [Iv];
Molise [573, Iv];
Campania; Puglia; Basilicata; Calabria; Sicilia [116];
Sardegna [116].

Art. 132.

(1)
Si può con legge costituzionale, sentiti i Con- sigli regionali, disporre la fusione di Regioni esistenti o la creazione di nuove Regioni con un minimo di un milione d’abitanti, quando ne fac-

(1) Articolo modificato con la legge costituzionale 18 ottobre

2001, n. 3 («Modifiche al titolo V della parte seconda della Costitu- zione») (Gazz. Uff. n. 248 del 24 ottobre 2001).

ciano richiesta tanti Consigli comunali che rap- presentino almeno un terzo delle popolazioni interessate, e la proposta sia approvata con refe- rendum dalla maggioranza delle popolazioni stesse [Xi].
Si può, con l’approvazione della maggioranza delle popolazioni della Provincia o delle Province interessate e del Comune o dei Comuni interessati espressa mediante referendum e con legge della Repubblica, sentiti i Consigli regionali, consentire che Provincie e Comuni, che ne facciano richiesta, siano staccati da una Regione ed aggre- gati ad un’altra.

Art. 133.

Il mutamento delle circoscrizioni provinciali e la istituzione di nuove Provincie nell’àmbito d’una Regione sono stabiliti con leggi della Repubblica, su iniziativa dei Comuni, sentita la stessa Regione.
La Regione, sentite le popolazioni interessate, può con sue leggi istituire nel proprio territorio nuovi Comuni e modificare le loro circoscrizioni e denominazioni.

Titolo VI

Garanzie Costituzionali

Sezione I. – La Corte costituzionale.

Art. 134.

(1)
La Corte costituzionale giudica [VII2]:
sulle controversie relative alla legittimità costituzionale delle leggi e degli atti, aventi forza di legge [76, 77], dello Stato e delle Re- gioni [127];
sui conflitti di attribuzione tra i poteri dello Stato e su quelli tra lo Stato e le Regioni, e tra le Regioni;
sulle accuse promosse contro il Presidente della Repubblica, a norma della Costituzione [90].

(1) Articolo modificato con la legge costituzionale 16 gennaio

1989, n. 1 («Modifiche degli articoli 96, 134 e 135 della Costituzione e della legge costituzionale 11 marzo 1953, n. 1, e norme in materia di procedimenti per i reati di cui all’articolo 96 della Costituzione») (Gazz. Uff. n. 13 del 17 gennaio 1989).

V. anche l’articolo 2 della legge costituzionale 11 marzo 1953, n. 1 («Norme integrative della Costituzione concernenti la Corte costitu- zionale») (Gazz. Uff. n. 62 del 14 marzo 1953).

Art. 135.

(1)
La Corte costituzionale è composta di quindici giudici nominati per un terzo dal Presidente della Repubblica, per un terzo dal Parlamento in se- duta comune [552] e per un terzo dalle supreme magistrature ordinaria ed amministrative.
I giudici della Corte costituzionale sono scelti fra i magistrati anche a riposo delle giurisdizioni superiori ordinaria ed amministrative, i professori ordinari di università in materie giuridiche e gli avvocati dopo venti anni di esercizio.
I giudici della Corte costituzionale sono nomi- nati per nove anni, decorrenti per ciascuno di essi dal giorno del giuramento, e non possono essere nuovamente nominati.
Alla scadenza del termine il giudice costituzio- nale cessa dalla carica e dall’esercizio delle fun- zioni.
La Corte elegge tra i suoi componenti, secondo le norme stabilite dalla legge, il Presidente, che ri-

(1) Articolo modificato con la legge costituzionale 22 novembre

1967, n. 2 («Modificazione dell’articolo 135 della Costituzione e di- sposizioni sulla Corte costituzionale») (Gazz. Uff. n. 294 del 25 no- vembre 1967); nonché con la legge costituzionale 16 gennaio 1989, n.

1 («Modifiche degli articoli 96, 134 e 135 della Costituzione e della legge costituzionale 11 marzo 1953, n. 1, e norme in materia di pro- cedimenti per i reati di cui all’articolo 96 della Costituzione») (Gazz. Uff. n. 13 del 17 gennaio 1989).

V. inoltre l’articolo 13, comma primo, della legge costituzionale 11 marzo 1953, n. 1 (il cui titolo è riportato nella nota 1, a pagina 74), come modificato dall’articolo 12 della citata legge costituzionale n. 1 del 1989: «Il Parlamento in seduta comune, nel porre in istato di ac- cusa il Presidente della Repubblica, elegge, anche tra i suoi compo- nenti, uno o più commissari per sostenere l’accusa».

mane in carica per un triennio, ed è rieleggibile, fermi in ogni caso i termini di scadenza dall’uf- ficio di giudice.
L’ufficio di giudice della Corte è incompatibile con quello di membro del Parlamento, di un Con- siglio regionale, con l’esercizio della professione di avvocato e con ogni carica ed ufficio indicati dalla legge [842].
Nei giudizi d’accusa contro il Presidente della Repubblica [90] intervengono, oltre i giudici ordinari della Corte, sedici membri tratti a sorte da un elenco di cittadini aventi i requisiti per l’eleggibilità a senatore [582], che il Parlamento compila ogni nove anni mediante elezione con le stesse modalità stabilite per la nomina dei giudici ordinari.

Art. 136.

Quando la Corte dichiara l’illegittimità costitu- zionale di una norma di legge o di atto avente forza di legge [134], la norma cessa di avere effi- cacia dal giorno successivo alla pubblicazione della decisione.
La decisione della Corte è pubblicata e comuni- cata alle Camere ed ai Consigli regionali interes- sati, affinché, ove lo ritengano necessario, provve- dano nelle forme costituzionali.

Art. 137.

Una legge costituzionale (1) stabilisce le condi- zioni, le forme, i termini di proponibilità dei giu- dizi di legittimità costituzionale, e le garanzie di indipendenza dei giudici della Corte.
Con legge ordinaria sono stabilite le altre norme necessarie per la costituzione e il funzio- namento della Corte.
Contro le decisioni della Corte costituzionale non è ammessa alcuna impugnazione.
Sezione Ii. – Revisione della Costituzione.

Leggi costituzionali.

Art. 138.

Le leggi di revisione della Costituzione e le altre leggi costituzionali sono adottate da ciascuna Ca- mera con due successive deliberazioni ad inter- vallo non minore di tre mesi, e sono approvate a maggioranza assoluta dei componenti di ciascuna Camera nella seconda votazione [724].

(1) Legge costituzionale 9 febbraio 1948, n. 1 («Norme sui giudizi di legittimità costituzionale e sulle garanzie d’indipendenza della Corte costituzionale») (Gazz. Uff. n. 43 del 20 febbraio 1948) e legge costituzionale 11 marzo 1953, n. 1 («Norme integrative della Costitu- zione concernenti la Corte costituzionale») (Gazz. Uff. n. 62 del 14 marzo 1953), successivamente modificate con legge costituzionale 22 novembre 1967, n. 2 («Modificazione dell’articolo 135 della Costitu- zione e disposizioni sulla Corte costituzionale») (Gazz. Uff. n. 294 del 25 novembre 1967).

Le leggi stesse sono sottoposte a referendum po- polare [876] quando, entro tre mesi dalla loro pubblicazione, ne facciano domanda un quinto dei membri di una Camera o cinquecentomila elettori o cinque Consigli regionali. La legge sotto- posta a referendum non è promulgata [731, 875] se non è approvata dalla maggioranza dei voti va- lidi.
Non si fa luogo a referendum se la legge è stata approvata nella seconda votazione da ciascuna delle Camere a maggioranza di due terzi dei suoi componenti.

Art. 139.

La forma repubblicana non può essere oggetto di revisione costituzionale.

I.

Con l’entrata in vigore della Costituzione il Capo provvisorio dello Stato esercita le attribu- zioni di Presidente della Repubblica e ne assume il titolo.

II.

Se alla data della elezione del Presidente della Repubblica non sono costituiti tutti i Consigli re- gionali, partecipano alla elezione soltanto i com- ponenti delle due Camere.

III.

Per la prima composizione del Senato della Re- pubblica sono nominati senatori, con decreto del Presidente della Repubblica, i deputati dell’Assem- blea Costituente che posseggono i requisiti di legge per essere senatori e che:
sono stati presidenti del Consiglio dei Mini- stri o di Assemblee legislative;
hanno fatto parte del disciolto Senato;
hanno avuto almeno tre elezioni, compresa quella all’Assemblea Costituente;
sono stati dichiarati decaduti nella seduta della Camera dei deputati del 9 novembre 1926; hanno scontato la pena della reclusione non inferiore a cinque anni in seguito a condanna del tribunale speciale fascista per la difesa dello Stato.
Sono nominati altresì senatori, con decreto del Presidente della Repubblica, i membri del di- sciolto Senato che hanno fatto parte della Con- sulta nazionale.
Al diritto di essere nominati senatori si può ri- nunciare prima della firma del decreto di nomina. L’accettazione della candidatura alle elezioni po- litiche implica rinuncia al diritto di nomina a senatore.

IV.

Per la prima elezione del Senato il Molise è considerato come Regione a sé stante, con il nu- mero dei senatori che gli compete in base alla sua popolazione.

V.

La disposizione dell’articolo 80 della Costitu- zione, per quanto concerne i trattati internazio- nali che importano oneri alle finanze o modifica- zioni di legge, ha effetto dalla data di convoca- zione delle Camere.

VI.

Entro cinque anni dall’entrata in vigore della Costituzione si procede alla revisione degli organi speciali di giurisdizione attualmente esistenti, salvo le giurisdizioni del Consiglio di Stato, della Corte dei conti e dei tribunali militari.

Entro un anno dalla stessa data si provvede con legge al riordinamento del Tribunale supremo mi- litare in relazione all’articolo 111.

VII.

Fino a quando non sia emanata la nuova legge sull’ordinamento giudiziario in conformità con la Costituzione, continuano ad osservarsi le norme dell’ordinamento vigente.
Fino a quando non entri in funzione la Corte costituzionale, la decisione delle controversie indi- cate nell’articolo 134 ha luogo nelle forme e nei li- miti delle norme preesistenti all’entrata in vigore della Costituzione (1).

VIII.

Le elezioni dei Consigli regionali e degli organi elettivi delle amministrazioni provinciali sono in- dette entro un anno dall’entrata in vigore della Costituzione.
Leggi della Repubblica regolano per ogni ramo della pubblica amministrazione il passaggio delle funzioni statali attribuite alle Regioni. Fino a quando non sia provveduto al riordinamento e alla distribuzione delle funzioni amministrative

(1) Disposizione transitoria modificata dall’articolo 7 della legge costituzionale 22 novembre 1967, n. 2 «Modificazione dell’articolo

135 della Costituzione e disposizioni sulla Corte costituzionale» con l’abrogazione dell’ultimo comma del seguente tenore: «I giudici della Corte costituzionale nominati nella prima composizione della Corte stessa non sono soggetti alla parziale rinnovazione e durano in carica dodici anni».
fra gli enti locali restano alle Provincie ed ai Comuni le funzioni che esercitano attualmente e le altre di cui le Regioni deleghino loro l’eser- cizio.
Leggi della Repubblica regolano il passaggio alle Regioni di funzionari e dipendenti dello Stato, anche delle amministrazioni centrali, che sia reso necessario dal nuovo ordinamento. Per la formazione dei loro uffici le Regioni devono, tranne che in casi di necessità, trarre il proprio personale da quello dello Stato e degli enti locali.

IX.

La Repubblica, entro tre anni dall’entrata in vi- gore della Costituzione, adegua le sue leggi alle esigenze delle autonomie locali e alla competenza legislativa attribuita alle Regioni.

X.

Alla Regione del Friuli-Venezia Giulia, di cui all’articolo 116, si applicano provvisoriamente le norme generali del Titolo V della parte seconda, ferma restando la tutela delle minoranze lingui- stiche in conformità con l’articolo 6.

XI.

Fino a cinque anni dall’entrata in vigore della Co- stituzione (1) si possono, con leggi costituzionali, formare altre Regioni, a modificazione dell’elenco di cui all’articolo 131, anche senza il concorso delle condizioni richieste dal primo comma dell’articolo
132, fermo rimanendo tuttavia l’obbligo di sentire le
popolazioni interessate.

XII.

È vietata la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista.
In deroga all’articolo 48, sono stabilite con legge, per non oltre un quinquennio dalla entrata in vigore della Costituzione, limitazioni tempo- ranee al diritto di voto e alla eleggibilità per i capi responsabili del regime fascista.

XIII.

(2) I membri e i discendenti di Casa Savoia non sono elettori e non possono ricoprire uffici pub- blici né cariche elettive.

(1) L’articolo unico della legge costituzionale 18 marzo 1958, n. 1, stabilisce che:

«Il termine di cui alla Xi delle Disposizioni transitorie e finali della Costituzione scadrà il 31 dicembre 1963».

(2) L’articolo unico della legge costituzionale 23 ottobre 2002, n. 1 («Legge costituzionale per la cessazione degli effetti dei commi primo e secondo della Xiii disposizione transitoria e finale della Costitu- zione», Gazz. Uff. n. 252 del 26 ottobre 2002), stabilisce che:

«I commi primo e secondo della Xiii disposizione transitoria e fi- nale della Costituzione esauriscono i loro effetti a decorrere dalla data di entrata in vigore della presente legge costituzionale».

Agli ex re di Casa Savoia, alle loro consorti e ai loro discendenti maschi sono vietati l’ingresso e il soggiorno nel territorio nazionale.
I beni, esistenti nel territorio nazionale, degli ex re di Casa Savoia, delle loro consorti e dei loro di- scendenti maschi, sono avocati allo Stato. I trasfe- rimenti e le costituzioni di diritti reali sui beni stessi, che siano avvenuti dopo il 2 giugno 1946, sono nulli.

XIV.

I titoli nobiliari non sono riconosciuti.
I predicati di quelli esistenti prima del 28 ot- tobre 1922, valgono come parte del nome.
L’Ordine mauriziano è conservato come ente ospedaliero e funziona nei modi stabiliti dalla legge.
La legge regola la soppressione della Consulta araldica.

XV.

Con l’entrata in vigore della Costituzione si ha per convertito in legge il decreto legislativo luogo- tenenziale 25 giugno 1944, n. 151, sull’ordina- mento provvisorio dello Stato.

XVI.

Entro un anno dall’entrata in vigore della Co- stituzione si procede alla revisione e al coor- dinamento con essa delle precedenti leggi co- stituzionali che non siano state finora esplici- tamente o implicitamente abrogate.

XVII.

L’Assemblea Costituente sarà convocata dal suo
Presidente per deliberare, entro il 31 gennaio
1948, sulla legge per la elezione del Senato della Repubblica, sugli statuti regionali speciali e sulla legge per la stampa.
Fino al giorno delle elezioni delle nuove Ca- mere, l’Assemblea Costituente può essere convo- cata, quando vi sia necessità di deliberare nelle materie attribuite alla sua competenza dagli arti- coli 2, primo e secondo comma, e 3, comma primo e secondo, del decreto legislativo 16 marzo
1946, n. 98.
In tale periodo le Commissioni permanenti re- stano in funzione. Quelle legislative rinviano al Governo i disegni di legge, ad esse trasmessi, con eventuali osservazioni e proposte di emenda- menti.
I deputati possono presentare al Governo inter- rogazioni con richiesta di risposta scritta.
L’Assemblea Costituente, agli effetti di cui al se- condo comma del presente articolo, è convocata dal suo Presidente su richiesta motivata del Go- verno o di almeno duecento deputati.

XVIII.

La presente Costituzione è promulgata dal Capo provvisorio dello Stato entro cinque giorni dalla sua approvazione da parte dell’Assemblea Costi- tuente, ed entra in vigore il 1o gennaio 1948.
Il testo della Costituzione è depositato nella sala comunale di ciascun Comune della Repubblica per rimanervi esposto, durante tutto l’anno 1948, affinché ogni cittadino possa prenderne cogni- zione.
La Costituzione, munita del sigillo dello Stato, sarà inserita nella Raccolta ufficiale delle leggi e dei decreti della Repubblica.
La Costituzione dovrà essere fedelmente osser- vata come Legge fondamentale della Repubblica da tutti i cittadini e dagli organi dello Stato.

Data a Roma, addì 27 dicembre 1947

Enrico De Nicola

Controfirmano

Il Presidente dell’Assemblea Costituente Umberto Terracini

Il Presidente

del Consiglio dei ministri

Alcide De Gasperi

V. Il Guardasigilli

Giuseppe Grassi